Lead Management · 6 min di lettura

Follow-up concessionari: come trasformare il costo in vantaggio commerciale

Tutte le case madri impongono il follow-up post-visita ai dealer. Quasi nessuno lo fa bene. Eppure è il momento dove si decide il 30% delle conversioni: ecco l'algoritmo per clusterizzare i prospect e farli convertire davvero.

Tutte le case automobilistiche chiamano i clienti i giorni successivi alla visita in concessionaria. Se chiedi loro perché ti dicono: "Faccio il follow up, anzi lo faccio fare a un call center. Risparmio un mare di soldi." Questo è quello che ci ha detto un dealer manager quando abbiamo progettato il percorso che vive il suo cliente tipo. Il punto è che il follow-up non è un costo da abbattere — è uno dei pochi momenti in cui un dealer può davvero recuperare un prospect che gli sta scivolando via.

Come funziona oggi il follow-up nei concessionari (e perché è inefficace)

Nella realtà del 70% dei concessionari italiani il follow-up viene fatto da chi capita: uno stagista, una persona dell'amministrazione, un call center esterno. Il problema è strutturale:

Risultato: questi lead non diventano mai prospect, e la colpa è sempre di qualcun altro.

Perché il follow-up è strategico nella vendita automotive

Partiamo dalla base, perché serve fare il follow-up? Nella catena che porta i non-clienti verso i clienti si passa per tre stadi:

  1. Lead — qualcuno potenzialmente interessato a comprare un'auto
  2. Prospect — qualcuno che ha già interagito con il marchio (è venuto in concessionaria, ha ricevuto un preventivo)
  3. Cliente — qualcuno che ha effettivamente acquistato

Il prospect automotive va "tenuto in caldo" perché ogni cliente ha i suoi tempi. C'è quello che compra di getto in una settimana, quello che passa tre mesi a sfogliare siti e riviste, quello che non è ancora convinto ma un giorno la sua auto gli darà un problema e si accenderà in lui una voglia irrefrenabile di farsi la macchina nuova. Non capita anche a te? Guardi un prodotto, ci passi davanti, aspetti, valuti, poi un giorno ti svegli e lo compri — nel negozio che ti era rimasto in mente.

Come si fa a ricordare al cliente che il tuo concessionario è il primo, valido, garantito e che il tuo prodotto è quello giusto per lui? Facendoti sentire vicino. Chiamandolo periodicamente per capire cosa lo spinge a rimandare la decisione. Rispondendo alle sue obiezioni in modo personalizzato:

L'algoritmo del follow-up automotive: come clusterizzare i prospect

Il follow-up serve a clusterizzare il prospect. Non è una cortesia, è una segmentazione operativa. Questo è lo schema che applichiamo nei progetti Mystery Motorist con le case madri:

Fase 1 — Chiamare tutti entro 48 ore. Non oltre. Dopo 48 ore l'esperienza in concessionaria si è già appannata, il prospect ha visitato altri due dealer, e tu sei diventato uno dei tanti.

Fase 2 — Cluster del prospect tramite tre domande:

Il valore del follow-up non sta nel "fare le telefonate". Sta nel costruire un sistema dove ogni telefonata produce un'azione successiva diversa. Senza clusterizzazione il follow-up è solo un costo.

I numeri reali: cosa cambia con un follow-up strutturato

In un caso studio Mystery Motorist su una rete nazionale, abbiamo strutturato un contest sui dealer: chi richiama il prospect entro 1 ora dalla visita riceveva un premio mensile. In tre cicli di mystery shopping il tempo medio di risposta è sceso da 24 ore a meno di 8 ore, le recensioni positive sono aumentate del 30%, e il NPS della rete è salito di 12 punti.

Il punto non è il premio: è che il contest ha reso visibile e misurabile un comportamento che prima era affidato alla buona volontà del singolo. Mystery Motorist effettua le richieste dai numeri e dalle email reali dei nostri 120.000 panel client: il dealer non sa che è una prova, e quindi si comporta come si comporterebbe con un cliente vero.

Approfondisci il servizio Lead, Call & Follow-up automotive per scoprire come misuriamo il presidio dei tuoi canali, oppure leggi il caso studio del contest "1 ora" applicato alla forza vendita.

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